Ho recentemente letto un libro che parlava dei 'trentenni'. Lasciando da parte le considerazioni sulle aberrazioni cui può condurre il ragionare per categorie così ampie e disomogenee, sono rimasto particolarmente colpito dalle considerazioni dell'autrice, irritanti ed estremamente superficiali. Mi sento comunque in debito con lei perché mi ha spinto ad una serie di riflessioni. Una serie di riflessioni sulla generazione che ha preceduto e dato vita, letteralmente, a questi trentenni. Una generazione che definirò volontariamente in modo generico. I 'cinquantenni'.
I cinquantenni di oggi sembrano una generazione senza colpe. Hanno concentrato nelle loro mani il Potere. Che è potere economico, sociale, politico. Ma non hanno apparentemente alcuna colpa. Qualsiasi aspetto negativo, qualsiasi colpa è riversata sulla generazione che li ha preceduti (una generazione portatrice di una società tutta autorità e rigidità, una generazione povera ed antiquata, una generazione che ha portato il mondo in guerra) o su quella successiva (questi giovani senza valori, incapaci di farsi una famiglia, di vivere una vita indipendente, una generazione di eterni bambini).
Un'azione di liberazione dalla responsabilità in cui non riescono ad essere neanche obiettivi o coerenti.
I sacri valori della famiglia sono continuamente rinfacciati ai giovani, ai 'trentenni'. Ma questi cinquantenni dimenticano che quella idea di famiglia, che tra l'altro si identifica con la famiglia allargata, con il patriarca che tutto decide, senza lasciare autonomia alle giovani coppie, è stata spazzata via dal '68, dal divorzio, dall'evoluzione della società prima che dall'evoluzione dell'idea di famiglia, di cui loro stessi sono stati fautori. Chi oggi, tra i politici, difende la famiglia ha almeno un divorzio alle spalle. Notevole esempio di coerenza personale, non credete?
I cinquantenni hanno lottato per liberarsi da quel modello di famiglia che oggi vanno difendendo a parole, quando nei fatti hanno fatto di tutto per non trasmetterlo ai figli.
Non difendo quel modello, sia chiaro. Sottolineo la scarsa coerenza di che vorrebbe oggi assumere il ruolo di giudice della mia generazione.
la generazione dei cinquantenni ha rifiutato la guida dei padri e non ne ha offerta nessuna ai figli. Salvo sorprendersi dell'assenza di valori, della continua ricerca di un equilibrio interiore, l'incapacità di vivere una vita sentimentalmente, socialmente, professionalmente ordinata di una generazione che ha dovuto trovarsi da sé i suoi punti di riferimento.
I cinquantenni hanno vissuto l'età del boom economico, della ricchezza diffusa, ne hanno goduto i benefici, ne hanno apprezzato la profonda differenza dall'esistenza povera ed essenziale dei genitori.
E cosa hanno fatto? Hanno occupato i centri di potere economico e politico, ne hanno ostacolato il naturale ricambio generazionale, hanno via via ritardato l'ingresso nel mondo del lavoro stabile dei figli, ne hanno prolungato l'adolescenza creando il Paese dei Balocchi del consumismo, dove la merce (denaro, beni, sesso) è tutto quello di cui hai bisogno, e tutto quello che devi avere, sempre di più e sempre più in fretta. Ed il tutto per proteggersi, per proteggere il proprio Potere.
Se i giovani non sono indipendenti, non sono autonomi, sono distratti da quello che può offrire il mondo moderno non rappresentano una minaccia. Se diamo loro un lavoro malpagato e 'flessibile', cioè precario, che gli impedisce di programmare il futuro, se li teniamo in casa fino a trent'anni, li mettiamo praticamente 'sotto tutela'.
Questo non impedisce agli illuminati cinquantenni di descrivere i trentenni come una generazione di inetti, privi di volontà, che preferiscono una vita comoda a casa che rischiare nel mondo reale.
Sono francamente stufo di queste considerazioni da quattro soldi.
I cinquantenni hanno creato questo mondo, con le sue regole.
Noi ci siamo adattati a questa società per non esserne esclusi, come l'esempio del mondo del lavoro ci sbatte in faccia senza possibilità d'equivoco.
Quanti di voi hanno accettato un lavoro precario, malpagato, dequalificante, perché l'alternativa era il 'niente'. E qualsiasi cosa è meglio di niente, vero?
Ma ai cinquantenni sembra quasi che a noi piaccia non poter contare sui loro stipendi sicuri, sui loro posti fissi, dai quali si sentono in dovere di pontificare.
I cinquantenni sono una generazione senza colpe: i mali del mondo che hanno ereditato sono delle generazioni precedenti; i mali del mondo che ci consegnano sono nostra esclusiva competenza.
Loro sono passati in mezzo, con la loro candida veste, riuscendo a mantenerla immacolata pur passando tra tanta sozzura. E' ammirevole.
I cinquantenni sono la generazione d'oro, monda dalle colpe e dalle responsabilità del loro potere.
Ma sei proprio sicuro che siano i cinquantenni ad avere il potere e a tenerselo con i denti o, piuttosto, non sono a loro volta chiusi dai loro predecessori?
nessuna colpa va data a quel che han fatto, però quando è ora di andarsene e di lasciare le redini, che lo facciano cribbio! come si da la possibilità di crescere?non dico al singolo ma alla comunità...
prendo l'esempio del comune dove vivo. lavoravo per la ristrutturazione del sito internet, e ho fatto più volte richiesta di poter effettuare cambiamenti radicali (senza che loro debbano tirar fuori una lira) affinche la comunità ne beneficiasse e l'immagine del comune fosse migliore. bè l'assessore di pertinenza è anziano...molto anziano...e non sa cosa un sito internet e che potenza possa avere. mi ha stroncato le ali e non ho potuto far niente. da notare che avevo appoggio del suo diretto "successore", un "ragazzo" sulla quarantina che almeno voleva provare a fare qualcosa, a imparare cosa fosse questo nuovo evento mediatico.
ma le radici si sa...in italia se sono posate su una sedia sono inamovibili...
comunque sono particolarmente d'accordo quando parli del posto fisso. purtroppo ho notato certi atteggiamenti anche in trentenni con il posto fisso. sembra che il problema della flessibilità non esista e si stupiscono che loro coetanei si facciano problemi a "pianificare" alcune scelte future.
anyway, non voglio andare fuori tema, la cosa che mi colpisce soprattutto è che una generazione che ha ricevuto dalla precedente un paese che usciva da una guerra scatenata da certi ideali (o almeno "non ostacolata" da questi ideali) ci consegni (quando?) dopo cinquantanni un paese che non sembra aver cambiato idea. anzi.
generalizzando: valori come lavoro e generosità sono stati sostituiti dai nuovi "valori" furbizia ed egoismo.
Favorisce il dibattito. Un pò come al Processo di Biscardi...
Ciccio, hai una mail